(15-04-08) Baby sportivi in gara? Agonismo precoce 'ruba' infanzia
Roma- Baby campioni sul podio? C'? troppa fretta, oggi, per l'avvio dell'attivit? agonistica nei ragazzi, complice anche una maturazione fisica anticipata delle nuove generazioni. E c'? il rischio di ridurre lo spazio dell'infanzia, non rispettare i necessari tempi di maturazione psicologica e sottoporre i piccoli sportivi a stress difficili da gestire. A dirlo ? Gianni Bona, vice presidente della Societ? italiana di pediatria (Sip) che commenta la vittoria del baby tuffatore inglese Thomas Daley, tredicenne vincitore degli europei di tuffi da 10 metri, il pi? giovane campione nella storia della specialit?. "E' ormai evidente - spiega Bona all'ADNKRONOS SALUTE - un anticipo esagerato dell'attivit? agonistica in tutti i settori dello sport. E l'et? degli atleti, nonostante i limiti fissati dalle federazioni per ciascuna disciplina, ? ancora pi? precoce nei settori dove ? necessaria una certa agilit?. E la struttura corporea nella pre-adolescenza, come nel caso del giovane tuffatore inglese, pu? risultare quella di un ragazzo adolescente". Non si tiene per? abbastanza conto della maturazione psicologica. I rischi per i baby campioni, infatti, "non sono fisici - spiega il pediatra - ma psicologici. Ad alti livelli di competizione, infatti, si sottopone l'atleta a una forte pressione, a stress notevoli anche per gli adulti, non facilmente sopportabili da un bambino che, comunque, anche se gi? fisicamente adolescente, non ha l'equilibrio psicofisico che gli consente di gestire le emozioni". In generale, dunque, i pediatri consigliano a educatori, genitori, medici sportivi "di non affrettare l'inizio dell'attivit? agonistica, tenendo conto della necessit? di un completo sviluppo psicofisico. Ovviamente - continua Bona - ci sono variazioni individuali ma prima dei 10 anni, nei casi dei bimbi pi? maturi fisicamente, o 12 per tutti gli altri, non ? pensabile un'attivit? agonistica impegnativa". L'esperto sottolinea una tendenza generale, anche da parte delle famiglie, a bruciare i tempi per avviare i piccoli ad uno sport impegnativo. Ma l'invito degli esperti ai genitori ? di "lasciare a casa cronometro e centimetro e sostenere di pi? l'attivit? fisica dei pi? piccoli in forma di gioco (magari organizzato) e di aiuto per la socializzazione. Oggi sui campi da sci, ad esempio, si vedono anche bimbi di due o tre anni. E' davvero troppo. E' anche comprensibile la voglia della famiglia di mettere in mostra le qualit? fisiche dei propri figli, ma questo non ha alcun senso per la crescita futura dei bambini". Si rischia, inoltre, di alimentare aspettative esagerate che possono pesare sullo sviluppo psicologico dei bimbi. "Per ogni ragazzo che ottiene risultati cominciando presto a impegnarsi nello sport ce ne sono centinaia, se non migliaia, che non otterranno nulla ma rischiano di rovinare la loro vita e quella dei genitori", conclude il pediatra.
Fonte: Adnkronos Salute
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