(09-10-08) Cibi spazzatura, obesi anche i poveri
Descrizione e modalit? di aggiornamento
L'obesit?, si sa, ? oggi una delle maggiori minacce della salute mondiale. Secondo le proiezioni dell'Oms, entro il 2015 la popolazione mondiale raggiunger? gli otto miliardi di abitanti, con un miliardo e mezzo di obesi. Ma, sorprendentemente, le persone in sovrappeso non saranno solo quelle dei Paesi ricchi: anche le persone che vivono nella povert? rischiano di cadere in questa minaccia. E' il paradossale effetto delle economie di scala e dei cibi industriali, che stanno portando malattie tipiche dei Paesi ricchi (come diabete, cancro, infarti e ictus) anche nel terzo mondo. Affronta il tema l'inserto Tuttoscienze de La Stampa.
?Il Terzo Mondo - scrive Tuttoscienze - lotta contro epidemie debellate da decenni nei Paesi sviluppati, ma dal Primo Mondo arriva un'altra epidemia (l'obesit?) che sta trasferendo con forza inarrestabile i mali tipici dei ricchi, come diabete, cancro, infarti e ictus, ai pi? poveri del Pianeta. L'Oms prevede che entro il 2015 la popolazione mondiale raggiunger? gli otto miliardi di abitanti, con un miliardo e mezzo di obesi. Una minaccia molto seria ? il diabete, che potrebbe arrivare a colpire 370 milioni di persone nel 2030, l'80% delle quali in Paesi a medio e basso reddito?.
?Anche se controintuitivo - si legge -, c'? uno stretto legame tra povert? e obesit?. Invece di pensare alla fame come opposto dell'obesit?, la denutrizione e l'obesit? devono essere considerate "malnutrizione" legata alla povert?, perch? molte calorie a basso costo hanno scarso valore nutrizionale. In 30 anni la disponibilit? di grassi a basso costo e zuccheri semplici ha avuto come conseguenza un maggiore consumo di calorie in Africa, America Latina, Asia e Medio Oriente. La modifica del contenuto in vitamine e minerali della frutta e delle verdure, e l'introduzione di additivi, hanno giocato un ruolo importante in questa deriva. Il passaggio dalla vita nelle campagne a quella urbana ha provocato, invece, un calo drastico dell'attivit? fisica?.
?I nutrizionisti - continua l'articolo - insistono sull'importanza di scelte sane nell'acquisto del cibo, come prediligere frutta fresca e verdura, cereali integrali, pesce, carne bianca. Da evitare, al contrario, cibi industriali, fast food, bibite zuccherate. Il problema ? che il costo per caloria dei cibi pi? salutari ? maggiore, mentre i cibi industriali si avvantaggiano delle economie di scala. L'ultima crisi alimentare ha fatto esplodere il prezzo del cibo e ha spinto le persone a basso reddito a scegliere ancora di pi? cibo-spazzatura ad alto contenuto calorico, causa prima di obesit?. Paradossalmente, cos?, l'aumento del costo del cibo va di pari passo con quello del diabete e degli infarti?.
?Non ci sono solo i fattori sociali, tuttavia - conclude La Stampa -. Anche i geni giocano un ruolo. Lo stile di vita occidentale, segnato da maggiori calorie e minore attivit? fisica, ha diffuso l'obesit? nei Paesi sviluppati e le popolazioni non-caucasiche corrono rischi maggiori. Ci sono, poi, fattori fisiologici, biochimici e molecolari. I tessuti grassi, per esempio, si sono rivelati un fattore dinamico nel bilancio energetico degli organismi. I modelli che legavano l'accumulo di grasso con l'eccesso di alimentazione non reggono pi?. Ricerche in cui soggetti sani, con un peso stabile, venivano costretti a restrizioni dietetiche o a sovralimentazione, hanno mostrato un ritorno rapido al peso iniziale.
?L'"effetto yo-yo" dimostra la presenza di fattori innati che determinano l'equilibrio del peso. Il numero delle cellule grasse ?, in gran parte, stabilito gi? nell'infanzia. Un individuo che ha pi? cellule grasse nei primi anni di vita non riuscir? a mutarne il numero n? nell'et? adulta n? in seguito a regimi rigidi. Trattare la denutrizione nei bambini con soluzioni che portano all'obesit? apre quindi la strada a pi? problemi di quanti ne risolva?.
Fonte: http://www.edott.it/Specialisti/SanitaQuotidiana
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